Chiesa di San Benedetto

La chiesa di san Benedetto si trova nella zona orientale della città, originariamente ubicata in uno dei tre borghi esterni alla città, è stata poi inglobata dalla nuova cerchia muraria eretta durante la dominazione veneta.

In origine fu intitolata a sant’Andrea apostolo, secondo l’uso antico di dedicare le chiese nelle periferie delle città agli apostoli. Nel 1097 la chiesa venne donata all'abbazia di Montecassino da Enrico II dei conti Giselbertini di Bergamo e da sua moglie Belisia e rimase di giurisdizione dei benedettini fino al 1464. Nel 1520 arrivarono i Canonici Regolari Lateranensi che si fecero promotori del rinnovamento della chiesa, affidato fra il 1622 e il 1625 a Francesco Maria Richino. Il celebre architetto milanese ripensò l’intero edificio in senso barocco, ma, secondo i dettami di Federico Borromeo, mantenne parte delle murature medievali in segno di continuità del culto, come testimoniano alcune murature nella cappella iemale. Procedette quindi ad ampliare la parte absidale, l'aula e a realizzare una nuova monumentale facciata a doppio ordine.

L’interno, a navata unica con volta a botte, presenta quattro cappelle laterali distribuite simmetricamente: a sinistra le cappelle del Santissimo Sacramento e della Madonna; a destra quelle di San Sebastiano e di San Giuseppe. La loro decorazione risale al terzo-quarto decennio del Seicento e venne realizzata da Gian Giacomo Barbelli (nelle prime tre) e da Giovan Battista Botticchio (nella quarta). L’assetto decorativo delle cappelle presenta una stretta sintesi tra stucchi, affreschi e tele. Alcune pale d'altare provengono dalla chiesa precedente e sono state realizzate da Carlo Urbino (nella cappella del Santissimo Sacramento) e da Uriele Gatti (nella cappella di San Sebastiano).

L'ultimo episodio figurativo significativo, in ordine cronologico, è la decorazione della zona presbiteriale dove troviamo la celebrazione dell’ordine dei canonici lateranensi nelle tre enormi tele realizzate da Martino Cignaroli (1647-1726). L’altare maggiore in marmo, è di epoca neoclassica e opera del Voghera (1836), mentre l’organo, dal maestoso prospetto ligneo (forse della fine del Seicento), è opera di Andrea e Giuseppe Serassi di Bergamo (1759). 

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Acqua

Acqua

La presenza dei benedettini a Crema e dintorni ebbe notevoli risvolti benefici sia dal punto di vista evangelico sia per la bonifica dei territori paludosi e incolti.

Fuoco

Fuoco

Sopra il portale maggiore, in controfacciata, era presente il monumento funebre di Francesco Tensini, generale e ingegnere militare, autore del trattato militare La Fortificazione, Guardia, Difesa et Expugnatione delle Fortezze esperimentata in diverse guerre. Distrutto dai francesi, prevedeva il busto del Tensini e la lapide in marmo nero che oggi è conservata nel primo chiostro del Museo Civico di Crema.

Aria

Aria

L’elegante e maestoso prospetto dell’organo è scandito, secondo il “canone serliano”, da tre archi sorretti da colonne tortili percorse da tralci di vite e grappoli d’uva. La cimasa si conclude con un timpano spezzato popolato di figure di angeli recanti una mitra e un pastorale.
Su questo organo si esercitò in gioventù Vincenzo Petrali (1830-1889), “il principe degli organisti italiani”.