Fuoco

Chiesa della Santissima Trinità

La Chiesa è stata edificata tra il 1737 e il 1740 su un’area destinata al culto della Trinità già dal secolo XI. Tre furono gli edifici ecclesiastici che precedettero l’attuale edificio.

Chiesa di San Benedetto

La chiesa di san Benedetto si trova nella zona orientale della città, originariamente ubicata in uno dei tre borghi esterni alla città, è stata poi inglobata dalla nuova cerchia muraria eretta durante la dominazione veneta.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Nel 1601 il Consorzio del SS. Sacramento della chiesa della SS. Trinità decide di edificare la chiesa per ospitare la miracolosa immagine a fresco della Madonna con il Bambino, attualmente collocata come pala dell’altare ottocentesco, fiancheggiata da due statue marmoree di Andrea Fantoni (1722).

Fuoco

I tratti di cortina ancora oggi visibili sono sopravvivenze della cerchia muraria promossa dalla Repubblica di Venezia a protezione di Crema, estremo territorio di confine prima del Ducato di Milano e per questo “da salvaguardare” da possibili assalti.

La costruzione avvenne tra il 1488 e il 1509 sotto la direzione di Giovannatonio de Marchi, ingegnere cremasco, cui subentrò Venturino Moroni. Le mura raggiunsero un perimetro di oltre due chilometri, permettendo così un accrescimento del nucleo urbano. Si componevano di un impianto a tratti rettilinei inframezzati da torrioni a sezione semicircolare. Nelle mura si aprivano le quattro porte di ingresso alla città, dotate all'esterno di rivellini: porta Serio a est, porta Ripalta a sud, porta Ombriano a ovest e porta Pianengo a nord. Il perimetro delle mura era circondato da un ampio fossato esterno e si congiungeva in prossimità di Porta Serio al castello trecentesco che costituiva il fulcro del sistema difensivo della città.

La cerchia muraria veneziana di Crema, pur non aggiornata rispetto alle novità dell’artiglieria, indusse i governi Spagnoli del Ducato di Milano a tenere in efficienza le piazzeforti di Lodi e Pizzighettone e a costruire, a metà del XVII secolo, la cinta bastionata di Gera per salvaguardare l’accesso all’Adda, importante via fluviale di collegamento di Milano con il mare.

Venute meno le esigenze difensive, tra il XIX e il XX secolo il castello venne completamente demolito e le mura di Crema vennero gradualmente ma non totalmente smantellate.

Delle strutture di difesa precedenti il periodo veneziano non rimangono tracce visibili. Il passaggio da semplice insediamento a fortificazione è testimoniato dalla toponomastica antica e da alcuni rinvenimenti, oggi interrati. Un tratto delle attuali vie Cavour e Matteotti (dallo sbocco di via Frecavalli a Piazza Moro) era conosciuto come “Ghirlo”, nei documenti medievali “Gyrolus” e “Guirolus”, cioè “piccola cinta muraria”, termine che ben si addice ad un’area dove sono state rinvenute tracce riferibili a fortificazioni.

Da Rahewino, biografo del Barbarossa, apprendiamo che all’epoca dell’assedio del 1159-1160 Crema era protetta dalla palude, da fossati larghi e profondi colmi d’acqua e da una duplice alta muraglia dotata di terrapieno. Solo le porte urbiche erano costruite in muratura, mentre le mura erano formate da palizzate lignee contenenti terrapieni.

Dopo la distruzione della città nel gennaio 1160 la città perse lo status di “castello”. Solo il 7 maggio 1185, giorno di San Vittore, ottenne dallo stesso Federico il permesso di potersi dotare di nuove fortificazioni. L’imperatore volle che Crema fosse anche ampliata, includendo i borghi esterni di San Benedetto, San Pietro e San Sepolcro nel nuovo perimetro murario.

Solo in tempi successivi, probabilmente nel corso del XIV secolo, venne realizzata una cinta muraria in mattoni, come emerge dal Desegnio de Crema et del Cremasco (Venezia, Museo Correr), dove si vede la città racchiusa da mura, da un ampio fossato e circondata da una sorta di circonvallazione, la “strata qua itur circum Cremam” che collegava le porte.

Il mercato del lino e dei grani

Il mercato del lino e dei grani (1842-44) venne eretto per assolvere a una doppia funzione, pratica e al contempo celebrativa. Sorto per ospitare i banchi del mercato, questo imponente spazio con soffitto a volte aveva anche una finalità encomiastica, come attesta la dedica a caratteri cubitali sulla trabeazione rivolta verso la piazza.

Il Torrazzo

Il Torrazzo, situato sul lato occidentale di Piazza Duomo, è parte integrante del palazzo Comunale e punto di riferimento per il passaggio dalla piazza centrale a Porta Ombriano. Al suo interno per concessione del Podestà e Capitano Francesco Cavalli trovò sede nel 1615 l'archivio notarile, come ricorda il dipinto di Giovan Angelo Ferrario conservato nell'ufficio del sindaco.

L'ex convento dei Domenicani

Una prima fondazione domenicana in città risalirebbe ai primi del '300. Di lì a poco i cremaschi avrebbero fatto dono a frate Venturino da Bergamo di una “chiesoletta” intitolata a San Pietro Martire.

Oratorio di San Giovanni decollato

Questo edificio viene edificato su progetto di Evangelista degli Alessandri sullo scorcio del XVI secolo per volontà dei confratelli della Compagnia della Carità che necessitavano di un proprio luogo d’incontro e di culto, come ricorda il motto “CHARITAS” posto sul portale d’ingresso.

Palazzo Arrigoni

Palazzo Arrigoni si sviluppa su un’area abitata sin dal XIII secolo dall’illustre famiglia cremasca dei Benvenuti, compresa fra le antiche strada del Ghirlo (oggi via Cavour) e strada della Porta Serio (oggi via Mazzini). Nel corso del tempo la proprietà è stata via via ingrandita fino a raggiungere alla fine del XV secolo l’attuale estensione.

Palazzo Benzoni (ora biblioteca comunale)

Le vicende di questo edificio sono strettamente connesse a quelle della famiglia Benzoni che ebbe qui la sua residenza dal XV al XVIII secolo. L’attuale aspetto del palazzo, nonostante le manomissioni dovute ai molti cambiamenti d’uso, risale a diversi interventi promossi tra il XVII secolo e lo scorcio del XVIII.

Palazzo Marazzi

Il palazzo è documentato come dimora di Giovanni Tommaso Vimercati che nel 1422 lo lasciò in eredità insieme a parte dei suoi beni ai frati di Sant'Agostino perché vi fondassero un loro convento, “in vista della pietà e della misericordia divina”.

Palazzo Patrini-Premoli-Pozzali

L'edificazione dell'imponente edificio è da collegarsi alle nozze, celebrate il 26 aprile 1694, tra Domenico Patrini e Lucrezia Benvenuti. Tra il 1702 e il 1712, Domenico Patrini infatti, volle creare una dimora che alludesse non solo al potere della propria famiglia, membro del Consiglio Generale della città, ma anche alla gloria dei Benvenuti, da poco insigniti del titolo comitale.

Palazzo Pretorio

Il palazzo Pretorio venne eretto, sul lato nord di piazza del Duomo, in pieno Cinquecento, non solo a residenza dei podestà, ma anche a sede del Consiglio e luogo di rappresentanza della città.

Palazzo Vimercati Sanseverino

L’edificio, con fronte su via Benzoni, è parte di un complesso architettonico ampio e stratificato che arriva ad includere verso est anche la rinascimentale chiesa di Santa Maria Maddalena e Santo Spirito.

Parco Chiappa

Il Parco Chiappa nasce dalla conversione ad uso pubblico del giardino della villa privata che il dott. Ugo Chiappa, noto medico cremasco deceduto nel 1966, lasciò al Comune di Crema.

Porta Ombriano

Delle quattro porte che si aprivano nella cinta muraria quattrocentesca, Porta Ombriano è quella occidentale e deve il suo nome ad un centro abitato che sorgeva poco fuori le mura e che oggi è uno dei quartieri periferici della città.

Porta Serio

Porta Serio è la porta orientale della città; deve il suo nome al fiume che scorre poco fuori dal centro storico e che un tempo costituiva un’importante via di comunicazione.