Terra

Palazzo Terni già Bondenti

Fu costruito dal 1711 per volontà del conte Nicolò Maria Bondenti, su progetto dell’architetto Giuseppe Cozzi; i lavori continuarono con Andrea Nono, finchè vennero definitivamente sospesi nel 1731, lasciando incompiuta la parte destra del corpo centrale.

Il Duomo di Crema

La Chiesa di Santa Maria Assunta viene costruita tra il 1284 ed il 1341 sulle rovine di un precedente edificio sacro romanico gravemente danneggiato nel gennaio 1160 dai soldati cremonesi alleati dell’imperatore Federico Barbarossa.

Il Torrazzo

Il Torrazzo, situato sul lato occidentale di Piazza Duomo, è parte integrante del palazzo Comunale e punto di riferimento per il passaggio dalla piazza centrale a Porta Ombriano. Al suo interno per concessione del Podestà e Capitano Francesco Cavalli trovò sede nel 1615 l'archivio notarile, come ricorda il dipinto di Giovan Angelo Ferrario conservato nell'ufficio del sindaco.

L'ex convento dei Domenicani

Una prima fondazione domenicana in città risalirebbe ai primi del '300. Di lì a poco i cremaschi avrebbero fatto dono a frate Venturino da Bergamo di una “chiesoletta” intitolata a San Pietro Martire.

L’ex convento di Sant’Agostino

Giovanni Tommaso Vimercati nel testamento del 15 ottobre 1422, per riscattare la memoria del padre e del nonno arricchitisi con l’usura, destinò parte dei suoi beni alla costruzione di una chiesa e di un convento per i padri Agostiniani.

Palazzo Arrigoni

Palazzo Arrigoni si sviluppa su un’area abitata sin dal XIII secolo dall’illustre famiglia cremasca dei Benvenuti, compresa fra le antiche strada del Ghirlo (oggi via Cavour) e strada della Porta Serio (oggi via Mazzini). Nel corso del tempo la proprietà è stata via via ingrandita fino a raggiungere alla fine del XV secolo l’attuale estensione.

Palazzo Barbara già Vimercati Zurla

In luogo dell’attuale palazzo doveva trovarsi, almeno dal Quattrocento, uno stabile di proprietà della famiglia Vimercati, cui subentrarono gli Zurla sullo scorcio del Seicento (le due casate erano imparentate già dal 1484). È proprio ai secondi che si deve la ristrutturazione dell’edificio nelle forme poi giunte fino a noi ed espressione del barocco più classico e solenne.

Palazzo Benzoni-Scotti-Martini-Donati

Le origini dell’edificio risalgono ai primi del XVI secolo, quando venne edificato per volontà di Socino Benzoni, capitano di ventura, che ebbe qui il privilegio di ospitare nel 1509 il re di Francia Luigi XII reduce dalla vittoria riportata contro Venezia nella battaglia di Agnadello.

Palazzo comunale

Il 20 aprile 1525 si diede inizio alla costruzione del Palazzo Comunale, in sostituzione del vecchio palazzo della Ragione ormai in rovina. Il nuovo maestoso edificio, emblema del potere politico e della Repubblica di Venezia, viene concepito in rinascimentali forme monumentali e si sviluppa con una pianta ad L lungo il lato ovest e il lato nord della piazza del Duomo, inglobando il Torrazzo, la Torre Pretoria e il Palazzo Pretorio.

Palazzo Patrini-Premoli-Pozzali

L'edificazione dell'imponente edificio è da collegarsi alle nozze, celebrate il 26 aprile 1694, tra Domenico Patrini e Lucrezia Benvenuti. Tra il 1702 e il 1712, Domenico Patrini infatti, volle creare una dimora che alludesse non solo al potere della propria famiglia, membro del Consiglio Generale della città, ma anche alla gloria dei Benvenuti, da poco insigniti del titolo comitale.

Palazzo vescovile

L’attuale sede vescovile sorse nel 1548 come palazzo dei collegi di notai, giuristi e mercanti a completamento dell’assetto della piazza nella zona che fiancheggia a settentrione il Duomo.

Santuario di Santa Maria della Croce

Il santuario è dedicato alla Madonna, che qui apparve il 3 aprile 1490 a Caterina degli Uberti ferita a morte dal marito, fatto che scatenò una grande devozione popolare. 

Terra

Nella terracotta si fondono i quattro elementi che, dosati in rigorosa successione, danno vita a un materiale di primaria importanza per l’architettura lombarda, che vi raccoglie tutta la sapienza antica. 

In Pianura Padana il mattone fu sin dall’antichità il materiale costruttivo e decorativo privilegiato, data la ricchezza di strati argillosi e la quasi totale assenza di cave di pietra e di marmi, arrivando a definire l’identità architettonica e artistica della zona. Il procedimento per la realizzazione dei mattoni avveniva in età medievale e rinascimentale in maniera assai simile all’epoca romana e solo nella seconda metà dell’Ottocento è stata abbandonata la produzione manuale.

Resistente, flessibile nell’impiego, economico e facilmente reperibile, il cotto è il materiale costruttivo d’elezione in Lombardia per chiese e palazzi, edifici pubblici, conventi e case, rocche, castelli e fortificazioni. 

Nell’architettura romanica e in quella gotica, soprattutto, viene ampiamente utilizzato anche per gli apparati ornamentali che impreziosiscono i prospetti delle chiese, dispiegando un ricco repertorio di motivi geometrici (rosoni, fasce, stelle, scacchiere, spirali di rami) ottenuti lavorando i mattoni a freddo o a martellina. 

Il gusto per l’esuberanza ornamentale avrà la massima fioritura a metà del XV secolo con l’introduzione della tecnica del modello a stampo, che porterà a una più abbondante e varia produzione di formelle e all’introduzione di nuovi moduli decorativi rinascimentali: elementi vegetali, putti, arpie, grifoni, tritoni e tritonesse andranno a popolare fregi, lesene e arcate di case e palazzi.

La decorazione fittile era realizzata da maestranze organizzate in imprese familiari, che prevedevano la presenza di un artista intagliatore, il magister ab intaliis, incaricato di creare il motivo decorativo da cui poi ricavare una matrice in negativo, ovvero lo stampo in legno, terracotta o altri materiali. Questa veniva utilizzata dai recalcatori e dai figuli per realizzare le formelle di argilla fresca che, dopo un lungo periodo di asciugatura, venivano cotte dai fornaciai direttamente in cantiere, dove era allestita un’idonea fornace. 

La soluzione più economica e funzionale per soddisfare le esigenze di un cantiere di lunga durata era infatti quella di creare una fornace nelle immediate vicinanze dell’edificio in costruzione (il cosiddetto forno a pignone), una struttura provvisoria scavata in loco e costituita da due locali posti uno sull’altro.