Oratorio di San Giovanni decollato

Questo edificio viene edificato su progetto di Evangelista degli Alessandri sullo scorcio del XVI secolo per volontà dei confratelli della Compagnia della Carità che necessitavano di un proprio luogo d’incontro e di culto, come ricorda il motto “CHARITAS” posto sul portale d’ingresso.

Intitolato a San Giovanni Battista patrono della confraternita, viene costruito in un luogo altamente simbolico per la città di Crema; qui infatti si ritiene fosse ubicata la casa di Caterina degli Uberti, la giovane donna cui era apparsa la Madonna nell’aprile del 1490 (vedi ‘Basilica di Santa Maria della Croce’).

L’elegante facciata è sottolineata da alte lesene laterali reggenti capitelli compositi. L’interno è caratterizzato da un’unica navata a pianta rettangolare con copertura a botte.

La decorazione dell’edificio avviene verso il 1636 ed è interamente realizzata da Gian Giacomo Barbelli (1604-1656), il maggior pittore barocco, che “illustra” le Storie della vita del Battista. All’Annuncio dell’Angelo a Zaccaria, che reca l’iscrizione con la firma del pittore e la data di esecuzione, fanno seguito la Visitazione di Maria a Elisabetta, la Nascita del Battista, il Battesimo di Gesù, l’Incontro con i sacerdoti nel deserto e il Banchetto di Erode, mentre nelle specchiature centrali vi sono la Gloria dei santi Pietro e Paolo, l’Apoteosi del Battista e la Gloria di Mosè e Davide. L’arco trionfale è dedicato alla Predica del Battista, scena che si contraddistingue per la presenza di alcuni personaggi in abiti secenteschi; alla base dell’arco sono le immagini di Santa Apollonia e Santa Lucia.

Nel pavimento davanti al presbiterio è ancora conservata la secentesca lapide tombale di Filippo Farra, uno dei primi fondatori della Compagnia della Carità. Alle pareti laterali, in sei cartigli retti da putti, spiccano le Opere di Misericordia (Dar da mangiare agli affamati e dar da bere agli assetati, Vestire gli ignudi, Alloggiare i pellegrini, Seppellire i morti, Visita agli ammalati e Visita ai carcerati) che rispecchiano vivaci scene della vita quotidiana del Seicento. La controfacciata presenta le effigi dei profeti Geremia e Isaia e un’iscrizione che ricorda i restauri del 1905 ad opera di Eugenio Giuseppe Conti.

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Gian Giacomo Barbelli, infaticabile pittore ricercato sia dalla committenza laica sia da quella religiosa di tutta la Lombardia, tanto da costringerlo a frequenti viaggi (Dongo, Brescia, Rodengo, Erbusco, Gussago, Bergamo, San Colombano, Casalpusterlengo, Lodi), ebbe una vita movimentata e ricca di eventi, si sposò quattro volte e ebbe otto figli. Durante un soggiorno lavorativo a Calcinato Bresciano, venne colpito da un accidentale colpo d’arma da fuoco, e, dopo una lenta agonia, morì il 12 luglio 1656.