Palazzo Arrigoni

Palazzo Arrigoni si sviluppa su un’area abitata sin dal XIII secolo dall’illustre famiglia cremasca dei Benvenuti, compresa fra le antiche strada del Ghirlo (oggi via Cavour) e strada della Porta Serio (oggi via Mazzini). Nel corso del tempo la proprietà è stata via via ingrandita fino a raggiungere alla fine del XV secolo l’attuale estensione.

Nel corso del tempo la proprietà è stata via via ingrandita fino a raggiungere alla fine del XV secolo l’attuale estensione.

L’area si apre all’esterno attraverso un cancello posto in via Cavour all’interno del quale si sviluppa un giardino all’italiana racchiuso fra i tre lati del palazzo. Il corpo centrale, visibile oltre il giardino, è sicuramente il più scenografico. Esso venne costruito nel 1742 in forme barocchette sotto la guida di Urbano Gerola e di Andrea Nono come elemento di raccordo fra le due ali laterali già esistenti e si sviluppa su due ordini: quello inferiore è porticato e scandito da tre archi ribassati sorretti da colonne binate; quello superiore presenta tre aperture con balconcini alternate a lesene binate.

All’interno si sviluppa un monumentale scalone d’onore in stile barocco con influenze rococò; è l’elemento più peculiare dell’intera costruzione ed è impreziosito da una ricca balaustra a volute in pietra e da stucchi inquadranti un affresco raffigurante Venere e Paride (1757). Al pian terreno del lato settentrionale si trovano due saloni con fasce affrescate e soffitti a passasotto.

La proprietà fu acquistata nel 1775 dal nobile Carlantonio Monticelli, nel 1831 da Fortunato Albergoni e in seguito divenne la residenza della famiglia Arrigoni.

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Terra

Terra

Il prospetto che si sviluppa lungo l’attuale via Mazzini conserva importanti testimonianze dell’antica lavorazione del cotto che dimostrano la diffusione di motivi decorativi tratti dal cantiere del Duomo (si veda la scheda sul Duomo).

Fuoco

Fuoco

Grandi furono le glorie militari della famiglia Benvenuti: nell'assedio di Famagosta (1570-1571, battaglia di Cipro) combatterono cinque fratelli di cui solo uno, Orazio, fece ritorno a Crema dopo nove anni di prigionia. Di grande interesse è l'archivio della famiglia, le cui lettere e documenti rappresentano preziose testimonianze non solo delle vicende della prima fase della lunga guerra contro i Tuchi e gli Ungheresi, ma anche dei costumi militari del tempo.