Palazzo Barbara già Vimercati Zurla

In luogo dell’attuale palazzo doveva trovarsi, almeno dal Quattrocento, uno stabile di proprietà della famiglia Vimercati, cui subentrarono gli Zurla sullo scorcio del Seicento (le due casate erano imparentate già dal 1484). È proprio ai secondi che si deve la ristrutturazione dell’edificio nelle forme poi giunte fino a noi ed espressione del barocco più classico e solenne.

Lo sviluppo lineare della facciata viene assecondato sia dalle strutture architettoniche sia dall’apparato decorativo. Quest’ultimo è limitato alle finestre. Al pianterreno le aperture sono impreziosite da un delicato ornamento a volute, che si fa invece più ricco e accentuato al piano superiore. Qui il decoro delle finestre diventa ben vigoroso e strutturato, con l’aggiunta di modanature più marcate, protomi umane che guardano in basso e cimase mistilinee dal forte plasticismo. Il maggiore aggetto dell’ornamentazione al piano superiore aveva infatti lo scopo di favorirne la visibilità dalla strada.

Nel 1816 il palazzo passò alla famiglia Bottesini e il 22 dicembre 1821 diede i natali a Giovanni Bottesini. Contrabbassista e compositore di fama internazionale, ottenne incarichi prestigiosi come direttore d’orchestra a Parigi e poi a Londra. Poco prima di morire (1889) venne proposto come direttore del conservatorio di Parma da Verdi stesso. Passò alla storia come “il Paganini del contrabbasso”.

Non visibile in loco, ma degna di menzione, è la serie di novantasei tavolette da soffitto dipinte a tempera tra il Quattrocento e il Cinquecento, rimosse da un salone al pianterreno e conservate dal 1951 presso il Museo Poldi Pezzoli di Milano. Secondo l’uso dell’epoca le tavolette sono decorate con motivi araldici e busti sia maschili che femminili. Gli stemmi identificati rimandano alle famiglie Vimercati, Zurla e ai conti di Caleppio.

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Acqua

Acqua

In passato tra gli ambienti sotterranei del palazzo e ben al disotto del piano delle cantine, era stata ricavata una ghiacciaia. Unico esemplare a essere documentato tra le residenze gentilizie della città, non era molto dissimile da quelle comunali, che avevano sede nell’attuale via Castello.

Terra

Terra

Alcune sopravvivenze in cotto testimoniano quanto rimane delle antiche preesistenze. In facciata, alla sinistra del portale d’ingresso, è stato liberato dall’intonaco un arco a tutto sesto in mattoni a vista, che poi si prolunga nel sottostante frammento di stipite smussato (XV sec.). Nella loggetta porticata che dà sulla corte interna i sottarchi sono decorati con eleganti formelle rinascimentali che presentano motivi a rosetta.