Palazzo Marazzi

Il palazzo è documentato come dimora di Giovanni Tommaso Vimercati che nel 1422 lo lasciò in eredità insieme a parte dei suoi beni ai frati di Sant'Agostino perché vi fondassero un loro convento, “in vista della pietà e della misericordia divina”.

L’eredità, proveniente da attività illegittime, fu provvisoriamente incamerata dal fisco; in ogni caso, data la vicinanza del complesso domenicano già esistente nell'attuale piazza Trento e Trieste, il convento agostiniano fu eretto in via Dante Alighieri e oggi è sede del Museo civico. All'inizio del Cinquecento il palazzo era la dimora dei Griffoni Sant'Angelo, una famiglia della nobiltà guerriera al servizio della Serenissima; nel 1526 vi si tenne una pantagruelica cena dettagliatamente documentata da Pietro Terni nella sua Historia di Crema, resa celebre per il numero straordinario di portate (ben oltre il migliaio). In seguito il palazzo passò ai conti Scotti, che vi dimorarono fino alla seconda metà del Settecento; a partire da questo momento il palazzo conobbe differenti destinazioni d'uso che ne decretarono la decadenza.

Ospitò in un primo tempo un’osteria e poi, fino alla prima guerra mondiale, vi trovò sede l'albergo del Pozzo Nuovo dove passarono personaggi di rilievo tra i quali Giuseppe Garibaldi. Dal 1843 fino all'inaugurazione della linea ferroviaria, da qui partivano le diligenze che trasportavano i passeggeri a Lodi e a Milano. L'edificio attuale è frutto di consistenti rimaneggiamenti ottocenteschi e novecenteschi; tornò alle originarie funzioni abitative nel 1917, quando fu acquistato dalla famiglia Marazzi. L'ampio accesso dalla via che porta il suo nome era un tempo destinato alle carrozze, mentre l’ingresso pedonale a nord si schiude sul vicolo, già Cantoncello dei conti Scotti, che dava sulla Strada di Porta Ombriano (oggi via XX Settembre), rivelando attraverso la piccola ed elegante facciata il riserbo aristocratico della famiglia che fondò il palazzo.

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Fuoco

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Nella vicina piazza Trento e Trieste un basamento in marmo bianco sostiene un possente arciere in bronzo che ha appena scoccato una ideale freccia verso il palazzo Marazzi, sottolineando il gesto munifico di questa illustre famiglia cremasca che ha finanziato il monumento in ricordo di un figlio morto sul Carso e di tutti i soldati cremaschi scomparsi durante la prima guerra mondiale. Il gruppo scultoreo, realizzato dallo scultore Arturo Dazzi (Carrara 1881- Pisa 1966), venne inaugurato nel 1924 alla presenza del principe Umberto di Savoia.  Tra i membri della famiglia si distinse in ambito militare il conte Fortunato Marazzi (1851-1921). Dopo aver lasciato la Scuola di Marina di Genova per seguire i volontari garibaldini in Francia, militò nell'esercito francese. Tornato in Italia fece carriera militare e nel 1890 venne eletto deputato. Allo scoppio della prima guerra mondiale fu un acceso interventista; durante il conflitto combatté sul Carso e fu tra i primi ad entrare nella città liberata di Gorizia.