Palazzo Pretorio

Il palazzo Pretorio venne eretto, sul lato nord di piazza del Duomo, in pieno Cinquecento, non solo a residenza dei podestà, ma anche a sede del Consiglio e luogo di rappresentanza della città.

Il podestà era nominato direttamente dal Doge, rimaneva in carica sedici mesi terminati i quali per limitare possibili malaffari, veniva spostato ad amministrare un'altra città. Molti esponenti delle maggiori famiglie del patriziato veneto hanno rivestito la carica di podestà di Crema, perché tappa obbligata nel percorso politico di ascesa a Venezia.

Il palazzo Pretorio è parte del palazzo Comunale e vi si ritrovano gli stessi caratteri di imponente eleganza.

La fronte principale ha tipologie architettoniche di maturo Cinquecento che ben si armonizzano col resto della piazza, mentre la facciata sul retro, verso via Frecavalli, è più libera e ha subito importanti rimaneggiamenti nel Sei-Settecento. Anche in questo edificio il gusto lombardo si fonde all'eleganza veneta.

Al piano nobile si accede dal rinascimentale scalone a due rampe che origina un chiostrino ritmato da nicchie con statue in scagliola raffiguranti le Virtù e impreziosito da lesene con capitelli in cotto.

Nell'interno del palazzo, ampiamente restaurato da Carlo Perogalli e Silvio Mosconi tra il 1958 e il 1962, trovano spazio due ampie sale: la sala del Consiglio comunale che conserva una serie di dieci ritratti di podestà veneti e capitani che governarono la città di Crema, sette dei quali sono di mano di Gian Giacomo Barbelli (1640-1651). Una seconda sala, detta dei Ricevimenti, presenta oggi un soffitto a cassettoni lignei di rinascimentale memoria, frutto di restauro. Questa sala intorno al 1552-1554 era stata affrescata da Carlo Urbino per commissione del podestà Alvise Mocenigo con una scena celebrativa della vittoria riportata ad Ombriano da Renzo de Ceri nel 1512, ma andò perduta già alla fine del XVIII secolo con l'arrivo dei francesi.

Nel Seicento e Settecento l'intero palazzo venne interessato da importanti interventi che andarono a perfezionare sia la facciata principale che quella su via Frecavalli. Nel 1634 la fronte principale  venne arricchita dal sontuoso e ricco portale d'onore in marmo Botticino, poggiante su alte e eleganti colonne, con la trabeazione classicheggiante decorata da simboli di guerra e due armature. Il timpano reca il cartiglio di riconoscenza al podestà Marco Antonio Falier che finanziò la realizzazione del portale marmoreo in sostituzione del precedente in legno dipinto. Fin dal 1452 all’interno del Palazzo Pretorio vi erano le carceri che vennero però demolite nel 1801, ricavando al loro posto l’attuale sottopasso, dove si trovano i monumenti celebrativi di importanti cittadini cremaschi.

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Fuoco

Fuoco

La sala del Consiglio comunale, è anche detta “degli Ostaggi” per la presenza dell'enorme dipinto di Giuseppe Perolini (m 3 x 9, 1965) che ricorda un cruento episodio dell'assedio del 1159-1160: il Barbarossa fece legare alle macchine da guerra che si avvicinavano alla città assediata, i cremaschi fatti prigionieri e tenuti in ostaggio, costringendo così gli assediati a colpire i loro concittadini per poter continuare a difendere la città. A Crema esiste anche un secondo dipinto dedicato a Gli ostaggi di Crema di Gaetano Previati (olio su tela, 1879, deposito dalla Pinacoteca di Brera) visibile al Museo civico di Crema.

Aria

Aria

Sotto il voltone, tra i monumenti celebrativi, compaiono due importanti compositori e musicisti cremaschi: Giuseppe Benzi (1820-1857), organista e maestro di cappella della cattedrale di Crema, e Stefano Pavesi (1779-1850), maestro di cappella a Crema e direttore del Teatro di corte di Vienna.

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