Palazzo Terni già Bondenti

Fu costruito dal 1711 per volontà del conte Nicolò Maria Bondenti, su progetto dell’architetto Giuseppe Cozzi; i lavori continuarono con Andrea Nono, finchè vennero definitivamente sospesi nel 1731, lasciando incompiuta la parte destra del corpo centrale.

Si tratta di uno dei più caratteristici edifici settecenteschi di Crema, significativo esempio di stile barocchetto, con alcuni decori di gusto rocaille (il motivo della conchiglia si ripete sui portali e sopra le finestre del piano nobile, lato nord) che conferiscono grazia e gioiosità all’imponente struttura. Si articola in un corpo a U, costituito da due ali principali raccordate da un corpo centrale arretrato. Le finestre presentano complesse cornici con motivi decorativi in cotto, mentre i due portali recano ricercati ornamenti in pietra. Un interessante complesso di affreschi impreziosisce le sale interne, frutto della vivace cultura pittorica lombarda del XVIII secolo.

Proseguendo lungo l'asse d'ingresso si giunge al giardino, dove si affaccia l’ala più antica del palazzo: al piano terra si sviluppa l’appartamento estivo costituito da quattro stanze riccamente affrescate nel 1709 da Giovanni Galliari e Martino Cignaroli, già collaboratori nella cappella Bondenti nella chiesa di San Bernardino. Al piano nobile si accede dallo scalone d’onore a quattro rampe, situato al centro del portico.

Eleganti lavorazioni in ferro battuto impreziosiscono i balconi, le finestre, le aperture ovali della muraglia verso la via Dante Alighieri e il cancello, che reca la firma di Giovan Battista Racchetti.

Le quattro statue in ceppo gentile collocate sulla muraglia celebrano il casato Bondenti (1716); sono opera di Giovanni Battista Dominione (la prima a sinistra) e Carlo Francesco Mellone (le altre tre), scultori attivi all’inizio del secolo nel Duomo di Milano.

Il palazzo passò in linea ereditaria ai conti Portapuglia e in seguito ai Terni De Gregory.

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L’edificio è interamente in cotto a vista, anche se l’assetto definitivo prevedeva una partitura muraria ad intonaco, solitamente concepita per proteggere la muratura dalle escursioni termiche e dall’umidità. Oggi gli effetti cromatici del materiale ne costituiscono uno dei caratteri estetici distintivi. L'incompiutezza del palazzo permette di notare alcune modalità costruttive: le buche pontaie presenti sulle fronti non sono state chiuse – operazione che di norma avveniva al termine dei lavori; servivano ad ancorare i ponteggi lignei usati dalle maestranze per la realizzazione dell’edifico. Inoltre gli archi del loggiato presentano dei dentelli che avrebbero dovuto accogliere un fregio decorativo a formelle di terracotta mai realizzato.