Porta Ombriano

Delle quattro porte che si aprivano nella cinta muraria quattrocentesca, Porta Ombriano è quella occidentale e deve il suo nome ad un centro abitato che sorgeva poco fuori le mura e che oggi è uno dei quartieri periferici della città.

A seguito dei mutamenti storici, a inizio Ottocento le mura persero la loro funzione militare preservando solo quella di custodia dell’abitato (per questo la sera le porte venivano ancora chiuse) e di linea daziaria: la porta costituiva il punto di controllo delle persone e delle merci in transito che, per poter essere introdotte in città, dovevano essere tassate. Pertanto la porta doveva garantire fluidità di movimento ed essere dotata dei cosiddetti “casini”, ambienti riservati alle guardie civiche e di finanza. È per questo che, sulla spinta delle nuove esigenze, nel 1804 si deliberò di riqualificare due delle quattro porte originarie, ovvero Porta Serio e Porta Ombriano, con relativa area antistante.

Il progetto fu affidato all’architetto cremonese Faustino Rodi, che ridisegnò in chiave monumentale e moderna i due punti di ingresso.

La nuova porta in stile neoclassico si collegava alla cinta muraria attraverso gli uffici delle guardie, oggi non più esistenti perché abbattuti nel 1919. Essa presenta un fornice centrale carraio e due fornici laterali minori pedonali ed è impreziosita da alcuni elementi scultorei. Sulla facciata esterna vi sono due nicchie ovali con busti in marmo di Botticino raffiguranti personaggi togati; sulla facciata interna sopra l’arco maggiore si trova un gruppo scultoreo costituito dallo stemma della città di Crema, sua rappresentazione simbolica, e due figure femminili allegoriche. Quella di destra rappresenta l’Abbondanza e quella di sinistra la Pace, infatti nella mano destra tiene una spada abbassata mentre con la sinistra alzava verso il cielo un ramoscello di ulivo, ormai perduto.

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Accanto alla porta, incastonate fra le costruzioni otto-novecentesche, si scorgono le mura venete (1488-1509).

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