Santuario di Santa Maria della Croce

Il santuario è dedicato alla Madonna, che qui apparve il 3 aprile 1490 a Caterina degli Uberti ferita a morte dal marito, fatto che scatenò una grande devozione popolare. 

Il progetto, segno evidente della trasformazione in senso umanistico-rinascimentale della cultura cremasca, fu curato da Giovanni Battagio, interprete dei modelli di Donato Bramante nonché ingegnere della città di Milano. La chiesa è un articolato e innovativo organismo a pianta centrale, organizzato esternamente in quattro zone sovrapposte, con tre ordini di gallerie che si elevano al di sopra di una fascia scandita da paraste trabeate intervallate da ampie specchiature. L’ultimo ordine è opera dell’architetto cremasco Giovanni Antonio Montanaro, che subentrò al Battagio alla fine del 1499 e concluse la costruzione con una galleria di gusto tardo-gotico. Il restauro stilistico dell’architetto Emilio Gussalli (1904) è responsabile delle reinvenzioni decorative leggibili all’esterno, come i pinnacoli di pietra, i graffiti delle porte cieche e le cupole di rame a copertura dei corpi minori.

La campagna decorativa avviene in un lungo arco temporale. Nel 1501 il veneto Benedetto Diana esegue l’ancona della Vergine Assunta con gli Apostoli (cappella maggiore), dove compare una rara raffigurazione del distrutto castello di Crema; al 1575-1580 circa risalgono le pale di Bernardino Campi (Adorazione dei magi e Deposizione), di Antonio Campi (Adorazione dei pastori) e del cremasco Carlo Urbino (Salita al Calvario) che ornano gli altari collocati nei nicchioni. Tra il 1700 e il 1702 i Carmelitani Scalzi da poco insediati commissionano la decorazione della cupola maggiore al valtellinese Giacomo Parravicino (Trionfo della Croce) e ai fratelli Grandi, che eseguono anche gli affreschi del braccio nord con le storie di Mosè (1721). Le storie di Davide del braccio sud sono di Giuseppe e Giovanni Antonio Torricelli (1762). Sul fondo dello scurolo è conservato il gruppo scultoreo raffigurante l’apparizione della Madonna a Caterina (XVII e XVIII secolo). L’attiguo convento viene edificato dall’ottobre del 1706 su progetto di Giovan Pietro Pozzi di Puria ed entro il 1720 si costruisce il campanile.

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Terra

Terra

Oggi la chiesa si presenta in cotto a vista, con decorazioni fittili di pregio negli oculi dei pennacchi degli archi, in tondi e cornici dentellate. Alcune tracce di un antico intonaco di rivestimento fanno pensare che il paramento murario esterno fosse interamente intonacato e dipinto, ad eccezione delle parti in aggetto. Gli atti d’archivio riferiscono interessanti informazioni circa la produzione del materiale fittile necessario alla costruzione della chiesa. Le modalità degli accordi contrattuali tra i fabbricieri e l’architetto rispecchiano le consuetudini per le costruzioni in cotto coeve di una certa importanza in area lombarda. Una fornace fu costruita per l’occasione in prossimità del cantiere, al fine di rendere più agevole l’approvvigionamento del materiale. L’architetto era tenuto a dare indicazioni sulle modalità di cottura dei pezzi, a sovrintendere alla produzione e alla consegna di mattoni e terrecotte, che dovevano essere modellati negli appositi stampi, mentre l’approvvigionamento dell’argilla cruda e della legna per la fornace era a carico della fabbrica.

Aria

Aria

Sopra l'ingresso occidentale è collocato l’organo, opera della ditta Bernasconi di Varese (1863), inserito in una complessa architettura lignea della medesima epoca.