Terra

Nella terracotta si fondono i quattro elementi che, dosati in rigorosa successione, danno vita a un materiale di primaria importanza per l’architettura lombarda, che vi raccoglie tutta la sapienza antica. 

In Pianura Padana il mattone fu sin dall’antichità il materiale costruttivo e decorativo privilegiato, data la ricchezza di strati argillosi e la quasi totale assenza di cave di pietra e di marmi, arrivando a definire l’identità architettonica e artistica della zona. Il procedimento per la realizzazione dei mattoni avveniva in età medievale e rinascimentale in maniera assai simile all’epoca romana e solo nella seconda metà dell’Ottocento è stata abbandonata la produzione manuale.

Resistente, flessibile nell’impiego, economico e facilmente reperibile, il cotto è il materiale costruttivo d’elezione in Lombardia per chiese e palazzi, edifici pubblici, conventi e case, rocche, castelli e fortificazioni. 

Nell’architettura romanica e in quella gotica, soprattutto, viene ampiamente utilizzato anche per gli apparati ornamentali che impreziosiscono i prospetti delle chiese, dispiegando un ricco repertorio di motivi geometrici (rosoni, fasce, stelle, scacchiere, spirali di rami) ottenuti lavorando i mattoni a freddo o a martellina. 

Il gusto per l’esuberanza ornamentale avrà la massima fioritura a metà del XV secolo con l’introduzione della tecnica del modello a stampo, che porterà a una più abbondante e varia produzione di formelle e all’introduzione di nuovi moduli decorativi rinascimentali: elementi vegetali, putti, arpie, grifoni, tritoni e tritonesse andranno a popolare fregi, lesene e arcate di case e palazzi.

La decorazione fittile era realizzata da maestranze organizzate in imprese familiari, che prevedevano la presenza di un artista intagliatore, il magister ab intaliis, incaricato di creare il motivo decorativo da cui poi ricavare una matrice in negativo, ovvero lo stampo in legno, terracotta o altri materiali. Questa veniva utilizzata dai recalcatori e dai figuli per realizzare le formelle di argilla fresca che, dopo un lungo periodo di asciugatura, venivano cotte dai fornaciai direttamente in cantiere, dove era allestita un’idonea fornace. 

La soluzione più economica e funzionale per soddisfare le esigenze di un cantiere di lunga durata era infatti quella di creare una fornace nelle immediate vicinanze dell’edificio in costruzione (il cosiddetto forno a pignone), una struttura provvisoria scavata in loco e costituita da due locali posti uno sull’altro.

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